La Visitatio sepulchri

Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale, Archivi e Biblioteca, cod. CI

Il gruppo più antico e numeroso di drammi sacri appartiene alla tipologia della cosiddetta Visitatio sepulchri, la cui versione aquileiese e cividalese si presenta in una forma comune a numerosi altri manoscritti europei. Tuttavia questo dramma liturgico sembra aver subito ad Aquileia un’evoluzione e un ampliamento piuttosto singolari. La sua forma embrionale può essere riconosciuta nei versetti del Quem quæritis, che in alcune tradizioni erano legati alla liturgia della Pasqua. Tale nucleo si è ampliato e arricchito in vari modi, collocandosi in momenti liturgici diversi secondo le consuetudini locali e assumendo uno svolgimento autonomo. Per questa ragione è estremamente complesso individuare l’origine di questo uso e ricostruirne la tradizione, come ha tentato di fare Johann Drumbl in riferimento alla Visitatio del codice 234 della Biblioteca Arcivescovile di Udine, riprodotto presumibilmente nella seconda metà dell’XI secolo. Va segnalato che proprio in quell’arco temporale, l’influsso nordico sull’area aquileiese è particolarmente intenso grazie alla presenza dei patriarchi di provenienza germanica e ai legami fra le abbazie friulane e quelle d’oltralpe. Inoltre, proprio all’XI secolo risale con ogni probabilità la costruzione del Santo Sepolcro (Anastasis) che si può ammirare tuttora nella basilica di Aquileia e che costituiva, sul piano architettonico, il fulcro dell’intero dramma liturgico.

La rappresentazione comprende i fatti evangelici della scoperta del sepolcro vuoto e dell’annuncio della risurrezione. Non sembra tuttavia possibile definire con precisione le fasi in cui si rendono esplicite le potenzialità drammatiche del Quem quæritis o stabilire quando esso divenga composizione indipendente. In ogni caso la Visitatio amplifica con il canto la gestualità del nucleo drammaturgico realizzato nel Quem quæritis per mezzo della parola.

Nella tradizione locale la Visitatio sepulchri è posta solitamente al termine dell’ufficio del mattutino del giorno di Pasqua, seguita dalle lodi, dalla processione con i responsori e dall’inno Salve festa dies toto venerabilis evo; l’azione liturgica era conclusa dalla messa.

L’esecuzione qui proposta è tratta dal compact disc Visitatio. Holy Week in Cividale del Friuli, New London Consort, Philip Pickett, Editions de L’Oiseau-Lyre – Decca, 1998.

[…] Omnes tres Marie tunc simul dicant hunc versum stantes:
Quis revolvet nobis ab hostio lapidem,
quem tegere sacrum cernimus sepulchrum?
Tunc respondeat angelus et dicat:
Quem queritis, o tremule mulieres,
in hoc tumulo plorantes?
Omnes Marie respondeant simul:
Iesum Nazarenum crucifixum querimus.
Statim angelus dicat et hunc versum:
Nolite metuere vel ledi terrore.
Scio, quia queritis Iesum hic sepultum,
cuius vos intenditis venerari cultum.
Iam surrexit, hic non est;
ut non loquar multum,
michi si non creditis,
videte sepulchrum.
Angelus sequendo dicat hunc versum:
Venite et videte locum,
ubi positus erat Dominus.
Alleluia, alleluia.

Traduzione: «Le tre Marie, in piedi, dicano insieme questo verso: Chi rotolerà per noi dall’ingresso la pietra che vediamo ricoprire il santo sepolcro? Allora risponda l’angelo e dica: Chi cercate, o donne tremanti, che piangete a questa tomba? Tutte le Marie rispondano insieme: Cerchiamo Gesù Nazareno, il crocifisso. Subito l’angelo dica loro questo verso: Non abbiate paura, non fatevi travolgere dal terrore. So che cercate Gesù, che qui è stato sepolto, e che intendete venerarlo. È risorto, non è qui; non vi dirò molto di più: se non credete a me, guardate il sepolcro. L’angelo proseguendo dica questo verso: Venite a vedere il luogo in cui era stato deposto il Signore. Alleluia, alleluia».

Bibliografia essenziale: Giuseppe Vale, Il dramma liturgico pasquale nella diocesi aquileiese, in «Rassegna Gregoriana», IV (1905), pp. 193-202; Johann Drumbl, Drammaturgia medievale: l’origine del dramma liturgico, in «Biblioteca teatrale», 6/7 (1973), pp. 2-36; Johann Drumbl, Drammaturgia medievale: ricostruire la tradizione, in «Biblioteca teatrale», 10/11 (1974), pp. 33-76; Johann Drumbl, Quem quaeritis. Teatro sacro nell’alto medioevo, Roma 1981; Gilberto Pressacco, La musica nel Friuli storico, in Enciclopedia monografica del Friuli-Venezia Giulia. 3. La storia e la cultura. Parte quarta, Udine 1981, pp. 1947-2042.

Inserisci un commento