La soppressione del patriarcato

Nel 1751 il patriarcato di Aquileia è soppresso

Nell’epoca dell’assolutismo i sovrani cercavano di far coincidere i confini dei loro regni con quelli delle Chiese nazionali, per garantirsi da eventuali intromissioni di potenze straniere negli affari interni. Le argomentazioni legate alla cura d’anime godevano certamente di una loro plausibilità, ma diventavano secondarie rispetto alla ragione di Stato. Già all’indomani del Concilio provinciale celebrato ad Aquileia nel novembre 1565 per applicare le decisioni del Concilio Tridentino, Vito di Dornberg nella sua relazione all’arciduca Carlo di Stiria proponeva uno smembramento dell’immensa diocesi aquileiese tra il territorio veneto e quello degli Asburgo. In particolare, dopo la guerra di Gradisca tra l’arciduca d’Austria e Venezia (1615-1617), l’imperatore Ferdinando II iniziò a proporre a Roma la soppressione del patriarcato: non poteva accettare, infatti, che i patriarchi residenti a Udine, provenienti tutti dalle famiglie del patriziato veneziano, esercitassero la loro autorità sul territorio degli Asburgo. La questione aquileiese, riflesso delle controversie e dei conflitti tra l’impero e la Repubblica di Venezia, si trascinò così per oltre due secoli, fino a quando l’imperatrice Maria Teresa nel 1748 decise di risolvere la questione approfittando anche della debolezza di Venezia. Inizialmente si trattò per un compromesso, valutando l’ipotesi di una nuova sede vescovile o di un vicariato apostolico per la parte austriaca del patriarcato di Aquileia. Alla fine Benedetto XIV si piegò alla richiesta di Vienna. Con la bolla Iniuncta nobis – che aveva ottenuto l’assenso delle Cancellerie di Venezia e di Vienna – papa Benedetto XIV il 6 luglio 1751 soppresse il patriarcato di Aquileia, la vastissima diocesi a cavallo tra l’Italia e le Alpi orientali e contestualmente anche la provincia patriarcale che riuniva sedici diocesi suffraganee. Al posto del patriarcato furono istituite due diocesi, entrambe con dignità metropolitica: Gorizia (1752), che dal 1574 era stata innalzata a sede arcidiaconale della diocesi aquileiese, e Udine (1753) residenza dei patriarchi. L’arcidiocesi di Gorizia avrebbe esercitato la sua amministrazione sulle sedi episcopali in territorio arciducale, da Como all’Istria interna, da Trento alla Carniola. All’arcidiocesi di Udine furono attribuite le undici diocesi suffraganee nei domini della Serenissima dalla terraferma all’Istria costiera.

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