Guarnerio d’Artegna, vicario patriarcale e bibliofilo

Invenzione e merito di questo uomo di chiesa, di non eccezionale ingegno, fu la realizzazione della straordinaria biblioteca di carattere unitariamente umanistico, che da lui prende il nome e si conserva pressoché integra nel luogo in cui egli la volle lasciare, a San Daniele del Friuli.

Lo stemma di Guarnerio d’Artegna nel fregio inferiore del codice De civitate Dei di Agostino, copiato nel 1450 da Michele Selvatico per Guarnerio (San Daniele, Biblioteca guarneriana, 8, f. 19r).

Lo stemma di Guarnerio d’Artegna nel fregio inferiore del codice De civitate Dei di Agostino, copiato nel 1450 da Michele Selvatico per Guarnerio (San Daniele, Biblioteca guarneriana, 8, f. 19r).

Figlio di Pietro del fu Guarnerio di ser Doffo o Dotto d’Artegna, nacque a Portogruaro o a Zoppola intorno al 1410. Il titolo nobiliare «d’Artegna» deriva dal nome del feudo, che la famiglia aveva ottenuto in passato dai patriarchi di Aquileia. Le prime scarse testimonianze biografiche pongono G., ancora adolescente, in relazione con la famiglia del cardinale Antonio Pancera da Portogruaro o da Zoppola, che nel 1420 aveva fissato la sua residenza a Roma in Trastevere presso il convento di S. Biagio della Pagnotta. Qui, nel 1428, si incontra per la prima volta Guarnerio, che raggiunse la maggiore età attorno a questi anni, che furono anche gli ultimi di vita del cardinale, morto a Roma il 3 luglio 1431. Dopo la morte del cardinale, Guarnerio rimase a Roma ancora per qualche anno, passando al servizio di Biagio del Molin, patriarca di Grado e cancelliere reggente della cancelleria apostolica. Il rientro di Guarnerio in Friuli verso la fine del 1434 va inserito nel contesto di avvenimenti abbastanza drammatici per la Chiesa, che vide la precipitosa fuga del pontefice da Roma (giugno 1434) e la spaccatura fra il papa e l’assemblea conciliare riunita a Basilea. Nominato “litterarum apostolicarum abbreviator”, Guarnerio fu presente alle sedute del concilio indetto dal pontefice a Ferrara nel 1438 e l’anno successivo a Firenze. Divenuto canonico di Aquileia e poi di Udine, egli ebbe certamente un ruolo diretto nelle trattative tra il patriarca e la Repubblica Veneta, che portarono nel giugno 1445 all’accordo che definiva una volta per tutte le questioni rimaste aperte dopo la conquista veneziana del 1420. Con la nomina a vicario generale del patriarca, avvenuta verso la fine del 1445 e protrattasi fino ai primi mesi del 1454, Guarnerio raggiunse l’apice della carriera ecclesiastica. Trascorse l’ultimo decennio della sua vita come pievano di San Daniele de Friuli, senza mai interrompere i rapporti con Udine, divenuta la capitale della Patria e la sede del luogotenente veneto. Nel dettare le sue ultime volontà testamentarie, il 7 ottobre 1466, lasciava alla comunità di San Daniele «tutti li suoi libri che si ritrovava havere con obligo alla chiesa di far fabricare in loco honesto et condecente una libraria et in quella tutti l’istessi libri ponere, con sue catene ligati … Et se alcuno volesse sopra detti libri legere o studiare et al Consilio et Comunità piacesse, possa sopra detti libri e nell’istessa libraria e non altrove legere et studiare con licenza del consiglio et comunità di San Daniele». Morì pochi giorni dopo, il 10 ottobre 1466.
Pur non essendo una grande biblioteca quanto al numero dei volumi (l’inventario del 1461 elencava 165 unità), essa si presenta come un fondo particolarmente coerente nella scelta degli autori antichi (i greci vi compaiono solo in traduzione latina) e contemporanei (mancano completamente gli autori in volgare) e può essere considerata a giusto titolo il punto di riferimento della moderna cultura umanistica in Friuli. Partendo da una serie di elementi, fra cui l’identificazione di gran parte dei copisti, la datazione puntuale di molti manoscritti, il raffronto tra i due inventari compilati rispettivamente nel 1456 e nel 1461, l’analisi delle filigrane e, non ultime, le fonti d’archivio, è stato possibile ricostruire le fasi di formazione dell’intera biblioteca che vanno dagli anni aquileiesi all’ultimo decennio trascorso nel «ritiro» di San Daniele del Friuli.

Per un approfondimento si rinvia alla voce Guarnerio d’Artegna, vicario patriarcale e bibliofilo curata da Cesare Scalon in Nuovo Liruti. Dizionario biografico dei Friulani, 2, LEtà Veneta, a cura di C. Scalon, C. Griggio, U. Rozzo, Udine, Forum, 2009, 1388-1399.

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