Francesco Petrarca, Rerum vulgarium fragmenta (ff. 10r-105v, 107v-148r); Triumphi (ff. 150r-187r)

  • Sec. XV (ultimi due decenni, ante 1497); membr.; mm 236 × 148; ff. I, 189; ill. (2 miniature, 6 iniziali istoriate, una figurata)
  • San Daniele del Friuli, Biblioteca Civica Guarneriana, 139

Il codice, scritto e miniato da Bartolomeo Sanvito per il chierico mantovano Ludovico Agnelli, appartenne agli Amalteo di Pordenone prima di essere acquistato dalla Comunità di San Daniele del Friuli.

Come il precedente, anche questo codice nasce dalla maestria di amanuense e miniatore di Bartolomeo Sanvito, ma è da assegnare all’ultima fase della sua carriera, quella padovana. Le proposte più recenti di datazione lo collocano o negli anni ’80 del XV sec. o negli anni ’90, ma comunque prima del 1497: lo stemma ripetutamente apposto nei fregi a candelabre, che individua la committenza nel chierico mantovano Ludovico Agnelli, al servizio di papa Sisto IV e del cardinale Federico Gonzaga, appare sormontato da un cappello nero con tre ordini di nappe, privo di mitria e di pastorale, distintivi che sarebbero spettati all’Agnelli solo dal 16 ottobre 1497, quando venne nominato arcivescovo a Cosenza da papa Alessandro VI. La 1a parte dei Rerum vulgarium fragmenta, impaginati su un’unica colonna, è aperta dall’iniziale V con il di faccia del Petrarca laureato (f. 10r). Il passaggio alla 2a parte è aperto, quale emblema della caducità della vita, dall’immagine di Laura in bilico sul carro trascinato da Fetonte (f. 150r), carro che fa sistema con quelli successivi illustrati in apertura dei vari Trionfi. Il codice fu di proprietà di alcuni componenti della famiglia Amalteo di Pordenone: Alvise, poi il figlio Gregorio, che con un testamento del 1629 lo lasciava al cugino Bartolomeo. Venne acquistato dalla Comunità di San Daniele nel 1747.

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f. 107v, pagina che apre la sezione delle rime ‘in morte’ di Laura, ritratta mentre precipita da una biga: allegorica è pure la colonna spezzata in primo piano nella miniatura, ricordo del defunto Giovanni Colonna, amico e protettore di Petrarca

 

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ff. 9v-10r, inizio del Canzoniere ideato da Bartolomeo Sanvito, con cippo celebrativo nell’antiporta e frontespizio policromo ornato da candelabro, ritratto del poeta e stemma del committente

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