Fortunaziano

Ritratto ideale del patriarca presente della Sala del trono del museo diocesano e Gallerie del Tiepolo a Udine

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Poco si sa della comunità cristiana di Aquileia sotto i successori del vescovo Teodoro, Agapito e Benedetto, fino all’elezione di Fortunaziano, di origine africana; questa è da collocarsi non molto tempo prima del 343, nel momento tempestoso della controversia ariana. Di Fortunaziano di Aquileia, sappiamo che fu presente al concilio e che si schierò dalla parte di Atanasio, il campione della fede nicena. Chiuso il concilio di Serdica, Fortunaziano ritornò ad Aquileia, dove alcuni mesi dopo giunse anche Atanasio. Qui il patriarca alessandrino celebrò la pasqua del 345 assieme a Fortunaziano e alla presenza di Costante, imperatore d’Occidente e suo protettore. Intanto Costanzo, rimasto incontrastato padrone anche dell’Occidente, fu abilmente riconquistato all’arianesimo, mentre i vescovi ariani ripresentavano nuove accuse contro Atanasio. Perciò papa Liberio giudicò necessario radunare un nuovo concilio generale per dare assetto alla Chiesa sconvolta e nel 353 inviò dei legati a Costanzo per sollecitare la convocazione di un concilio proprio ad Aquileia, certo anche per la fiducia che doveva ispirare a Liberio il vescovo Fortunaziano. Viceversa il concilio fu tenuto ad Arles sotto l’influenza di Ursacio e Valente, emissari dell’arianesimo per l’Occidente. Nel concilio di Milano del 355 Costanzo volle assolutamente la condanna di Atanasio e chi non si piegò, come lo stesso Dionigi di Milano, fu esiliato; Fortunaziano invece, sotto le pressioni delle minacce e con la maggior parte dei vescovi, sottoscrisse la condanna di Atanasio non senza qualche resistenza. Fortunaziano apparve desideroso di secondare gli intenti di Costanzo, disposto al compromesso teologico pur di ottenere la pacificazione religiosa. Lo stesso Fortunaziano sarebbe stato in seguito l’autore della presunta caduta di papa Liberio; secondo la testimonianza di Girolamo, egli avrebbe consigliato a Liberio, sulla via dell’esilio, di non resistere. Appare in ogni caso certo che Fortunaziano si allineò col partito antiatanasiano, militando verosimilmente nelle file dei semiariani e deludendo la grande fiducia riposta in lui da Liberio. A parte le implicazioni nelle controvresie sull’arianesimo, Fortunaziano, riconoscendo le esigenze del mondo rurale suburbano, aveva scritto in forma ordinata e in breve e rustico linguaggio dei Commentari, di cui fa cenno Girolamo e di cui ci sono pervenuti purtroppo solo tre frammenti. Girolamo li doveva aver direttamente conosciuti, se, nell’introduzione al Vangelo di Matteo attesta di aver letto gli opuscoli di Ilario di Poitiers, di Vittorino di Poetovio e di Fortunaziano, aggiungendo: «e sebbene poco io ne abbia preso, se ne potrebbe scrivere qualcosa degna di memoria».

Per un approfondimento si rinvia alla voce Fortunaziano, vescovo di Aquileia redatta da Giuseppe Cuscito, in Nuovo Liruti, Dizionario biografico dei Friulani, 1, Il Medioevo, a cura di C. Scalon, Udine, Forum, 2006, 338-343.

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