En mort d’En Joan de Cucanh

[In morte di messer Giovanni di Cucagna]
Cividale del Friuli, Archivio Capitolare, 1484 Capitolo – San Marco di Rubignacco

Il panorama sul repertorio musicale profano nell’ambito del patriarcato di Aquileia rimane purtroppo limitato. Libri dei conti e carte pratiche documentano in alcuni casi i pagamenti di musicisti, ma è risultato finora impossibile incontrare figure a tutto tondo. Indizi eccezionali testimoniano la presenza in Friuli del più celebre fra i Minnesänger, Walther von der Vogelweide, al seguito del patriarca di Aquileia Wolfger von Ellenbrechtskirchen (1204-1218), mentre sono più sicure le tracce del passaggio in Friuli di Ulrich von Liechtenstein an der Mur. Presso la corte patriarcale è attivo il friulano Tomasino di Cerclaria, canonico di Aquileia e autore di un poema didascalico in tedesco, il Wälscher Gast (1215-1216), e di un trattato romanzo sulla cortesia, purtroppo perduto.

Erano destinate al canto le due più importanti testimonianze in lingua d’oc provenienti dalla regione. En chantan m’aven a retraire è l’incipit dei versi del chanplor per la morte del patriarca Gregorio di Montelongo (8 settembre 1269), i quali, purtroppo privi della notazione, sono contenuti in un codice della Biblioteca Ambrosiana di Milano insieme con un compianto latino per il medesimo prelato (Milano, Biblioteca Ambrosiana, cod. R, 71 sup.).

Un planh completo di musica, ma purtroppo giunto a noi mutilo e privo di indizi che permettano di ricostruirne la paternità, è trasmesso dalla coperta di un libro liturgico conservato presso l’Archivio Capitolare di Cividale. Si tratta della prima cobla di una lirica di circostanza in memoria di Giovanni di Cucagna, nel 1250 podestà di Cividale e, dal 1252, consigliere e uomo d’arme alla corte del patriarca Gregorio da Montelongo. Il componimento, in lingua d’oc, è stato redatto e musicato per la morte di Giovanni, avvenuta il 16 ottobre 1270, da un menestrello legato alla corte del patriarca Gregorio: potrebbe trattarsi, secondo Franco Alberto Gallo, di uno degli ultimi poeti e musicisti provenzali che avevano trovato impiego presso le corti dell’Italia settentrionale, ma anche di un italiano che aveva imparato a frequentare quei modi poetici.

Grazie alla pubblicazione del testo e della musica, resa nell’originale con la notazione quadrata in nero su tetragramma nero, negli ultimi anni sono state realizzate alcune interessanti performances del planh. Quella che qui si propone è stata realizzata nel 2000 dall’insieme vocale-strumentale Dramsam per il compact disc Musiche di queste Terre, ideato e coordinato da Roberto Barbieri e Marco Maria Tosolini per il collegio dei professori del conservatorio “J. Tomadini” di Udine (Edizioni Musicali TauKay).

En mort d’En Joan de Cucanh.
Quar nueg e jorn trist soi et esbahit,
no sap chantar com se degra davers
de mieu Senher lo pretz que mais falhit;
mort brisara, com l’estat lhi verger.
Per sieu valor lo mieu chants es trop nutz,
cilh de Cucanh plus non auran la lutz,
quar saup totz temps al mielhs aconselhar;
per lor, plorantz, no val lo mieus chantar.
[…]

Traduzione: «In morte di messer Giovanni di Cucagna. Poiché notte e giorno sono triste e smarrito, non so cantare come si converrebbe il talento del mio Signore, che mai venne meno: èil ricordo del suo talento] spezzerà Morte come [il fresco de]i giardini [spezza l’arsura del]l’estate. Rispetto al suo valore il mio canto è troppo spoglio, quelli di Cucagna non avranno più la luce, poiché [lui] seppe sempre consigliare nel modo migliore; per loro, piangenti, non vale il mio cantare» (ediz. e trad. di R. Benedetti).

Bibliografia essenziale: M. Grattoni, Cavalieri erranti, menestrelli e tradizione musicale medievale, in T. Miotti, La vita nei castelli friulani, Udine 1981, pp. 265-295; M. Grattoni, Un planh inedito in morte di Giovanni di Cucagna nell’Archivio Capitolare di Cividale, in «La Panarie», 56 (giugno 1982), pp. 90-98; G. D’Aronco, La primavera cortese della lirica friulana: tre canzoni del secolo XIV, in «Studi mediolatini e volgari», 38 (1992), pp. 167; F.A. Gallo, Musica nel castello. Trovatori, libri, oratori nelle corti italiane dal XIII al XV secolo, Bologna 1992, p. 52; D.S. Avalle, I manoscritti della letteratura in lingua d’oc, nuova ed. a cura di L. Leonardi, Torino 1993, pp. 62, 198; A. Cuna, Le presenze librarie, in In domo habitationis. L’arredo in Friuli nel tardo Medioevo, a cura di G. Fiaccadori e M. Grattoni d’Arcano, Venezia 1996, pp. 296-297; F. Colussi, La civiltà cortese, in Musica nel Veneto. La storia, a cura di P. Fabbri, Milano 1998, p. 79; F. Gambino, L’anonymat dans la traditions manuscrite de la lyrique troubadouresque, in «Cahiers de civilisation médiévale», 43 (2000), p. 62; S. Vatteroni, La poesia trobadorica nel Friuli medievale. Ipotesi sulla circolazione di un canzoniere provenzale nel Patriarcato di Aquileia, in Scène, évolution, sort de la langue et de la littérature d’oc, Actes du septième congrès int. de l’A.I.E.O. (Reggio Calabria – Messina, 7-13 jullet 2002), a cura di R. Castano, S. Guida, F. Latella, Roma 2003, pp. 719-720; C. Pulsoni, Appunti per una descrizione storico-geografica della tradizione manoscritta trobadorica, in Storia, geografia, tradizioni manoscritte. Atti del seminario (Roma, 24-26 maggio 2001), a cura di G. Paradisi, A. Punzi, in «Critica del testo», 7/1 (2004), p. 370; C. Scalon, Cucagna (di) Giovanni, podestà di Cividale, in Nuovo Liruti. Dizionario biografico dei Friulani, 1, Il medioevo, a cura di C. Scalon, Udine 2006, p. 240; R. Benedetti, X.1 Anonimo, [Planh] en mort d’En Joan de Cucanh, in I libri dei patriarchi. Un percorso nella cultura scritta del Friuli medievale, a cura di Cesare Scalon, Udine 2014, pp. 279-280.

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