Bibbia bizantina

  • XIII sec. in.; membr.; mm 520 × 348; ff. 257.
  • San Daniele del Friuli, Biblioteca Civica Guarneriana, 3

La Bibbia “bizantina” resta un enigma per quel che concerne la motivazione della sua committenza e la localizzazione del suo scriptorium.

Tra gli straordinari codici della biblioteca raccolta da Guarniero d’Artegna, un posto d’eccezione è obbligatoriamente detenuto dalla così detta Bibbia “bizantina”. È detta per brevità Bibbia, anche se, in realtà, questo codice è il solo tomo superstite (il secondo) di una Bibliotheca distribuita su due volumi: esso infatti tramanda la porzione finale dell’Antico Testamento e l’intero complesso dei libri del Nuovo. Basta una manciata di numeri per chiarire la ragione del pregio oggettivo di questo libro di grande formato. Nelle sue 257 carte si contano 21 grandi iniziali figurate o istoriate, 1144 iniziali decorate di dimensioni minori e 175 testate miniate. Numeri tanto più eloquenti quando si consideri che 86 iniziali miniate sono state asportate e altre ancora mutilate e danneggiate in modo tale da non essere più leggibili. La storia remota del codice ha il suo punto di partenza nel momento dell’acquisto da parte di Guarnerio d’Artegna. Costui acquisì questo vero monumento miniato dagli eredi del patriarca di Aquileia Antonio Pancera (1402-1412). Ma prima? Il prima di quell’acquisto è, appunto, la causa movente delle contrastanti ipotesi che si sono affollate nel tentativo di appurare l’origine del manoscritto. Tutti gli specialisti si trovano d’accordo su un punto: il miniatore (o i miniatori) e i decoratori che prestarono la loro opera per la realizzazione delle illustrazioni del volume condividono un codice espressivo “orientale”, da cui la definizione di Bibbia “bizantina”. Tre la varie ipotesi avanzate dagli studiosi nel tentativo di individuare il centro di produzione di questo manoscritto si è parlato di una scuola siciliana capace di una altissima sintesi di caratteristiche latine e di peculiarità bizantine; altri ha proposto lo stesso scriptorium del Santo Sepolcro, fondato in Gerusalemme nel 1125 dal priore inglese Guglielmo, vescovo di Tiro, poi, alla caduta della città santa nel 1187, insediato a San Giovanni d’Acri. Su tutt’altra posizione, infine, si sarebbe acquartierato Valentino Pace, persuaso che la Bibbia “bizantina” si debba a qualche centro scrittorio italomeridionale, ma certamente non siciliano; più probabile giudicò il Pace una collocazione tra Puglia e Calabria.

f. 28r, iniziale del libro del profeta Aggeo

f. 28r, iniziale del libro del profeta Aggeo

f. 156v, iniziale del libro dei Macabei

f. 156v, iniziale del libro dei Macabei

f. 233r, iniziale della seconda Lettera di san Paolo a Timoteo

f. 233r, iniziale della seconda Lettera
di san Paolo a Timoteo

ff. 24r, 207r, iniziale della Bibbia bizantina

f. 24r, iniziale della Bibbia bizantina

ff. 24r, 207r, iniziale della Bibbia bizantina

f. 207r, iniziale della Bibbia bizantina

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