Agostino, De civitate Dei

  • A. 1450; membr.; mm 385 × 240; ff. II + 428 +II
  • San Daniele del Friuli, Biblioteca Civica Guarneriana, 8

La tipica decorazione a ‘cappio annodato’, farebbe la sua prima comparsa, proprio in questo codice realizzato per Guarnerio.

Il De civitate Dei – grande e ardua opera (magnum opus et arduum), secondo la definizione dello stesso Agostino – è un’articolata replica alle accuse rivolte ai cristiani di essere causa della corruzione dell’impero, nonché del sacco di Roma del 410; ma è anche e soprattutto una teologia della storia, in cui vengono delineati i tratti contrapposti della civitas terrena e della civitas caelestis. Il De civitate ebbe ininterrotta fortuna, e la sua lettura fu particolarmente cara agli umanisti. Il Guarneriano 8, copiato nel 1450, è registrato nell’inventario del 1456, dove, forse non a caso, occupa il primo posto nella cassa dei «libri tuti indorati»; mentre nell’inventario del 1461, nella sezione dedicata ai «Libri ecclesiastici» è registrato come secondo, immediatamente dopo la «Bibia in pergamenis deaurata» (che è l’attuale Guarner. 284). Copiato in littera antiqua da un copista di scuola veneziana non identificato, cui vanno ascritti anche i Guarneriani 5 (Girolamo), 23 (Lattanzio), 51 (Cesare) e 92 (Svetonio), presenta una decorazione a ‘cappio annodato’, che secondo Elisabetta Barile sarebbe ascrivibile ad Andrea Contrario, miniatore appartenente anch’egli alla cerchia del citato Francesco Barbaro. Al centro del margine inferiore del f. 19r è miniato lo stemma di Guarnerio.

XII.7_Guarneriano_8_f. 50 r

Particolari di due capilettera, a cappio annodato (ff. 50 e 233)

XII.7_Guarneriano_8_f. 233 v

XII.7_Guarneriano_8_f.19 r

f. 19r, decorazione della iniziale a cappio annodato, stemma di Guarnerio nel margine inferiore del fregio

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